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lunedì 8 giugno 2020

Step 23

Una mappa concettuale della finalità

Le frecce in verde indicano una connessione fra i termini, quelle in rosso indicano che il collegamento è per contrapposizioni. C'è anche il caso di una freccia che indica in un verso una contrapposizione e dall'altro un'implicazione regolare.

mercoledì 3 giugno 2020

Step 21


Nell'etica
Comprendere se un’azione abbia una finalità giusta o ingiusta è sempre stato un problema della filosofia. Pensando già alla difficoltà nel distinguere il bene e il male, non stupisce che non esista un’opinione unanime al riguardo. L’unica cosa certa è che la finalità abbia un ruolo fondamentale nell’etica.
Per capire meglio il tema trattato in questo step, sarebbe più semplice visitare il post precedente di questo blog dal titolo finalità ed etica, che riassume le posizioni di alcune dottrine filosofiche riguardanti la morale.
Per chiarire i concetti esposti con le diverse ideologie, appare utile produrre di seguito qualche esempio esplicativo.
  • Una dipendente che prende un giocattolo parzialmente rotto, destinato ad essere rottamato, al fine di regalarlo a suo figlio, sta compiendo una buona azione? La deontologia può dire immediatamente che questa è un’azione sbagliata, perché comporta un furto, la sottrazione di un bene materiale. Il giocattolo appartiene all’azienda incaricata del riciclo, che ha già disposto della sua sorte. Ma osserviamo le conseguenze: il bambino sarà contento di ricevere un regalo, anche se non perfettamente funzionante, e la madre sarà felice di averlo fatto senza spendere, l’azienda non perderà un guadagno significativo, al massimo un po' di materiale da riciclare. La felicità complessiva, quindi, aumenterà a causa dell’azione, per cui essa sarà accettata dal finalismo, dall’utilitarismo, dal consequenzialismo e, pertanto, anche dal probabilismo.
  • Torturare un uomo con la finalità di salvare migliaia di persone sarà giusto? Secondo l’utilitarismo, il consequenzialismo e il finalismo sì, ma per la deontologia sarebbe inaccettabile. Il fine può essere “buono”, ma l’azione è considerata dai più moralmente sbagliata (dal momento in cui è stata dichiarata come un atto di crudeltà da Beccaria nel “dei delitti e delle pene", oggi in Italia è riconosciuto il reato di tortura introdotto nel 2017 con un'apposita legge), anche per la dottrina probabilistica l’azione sarà sbagliata.
  • Un avvocato che difende con successo un boss mafioso, sfruttando cavilli legali, sta agendo in modo corretto e giusto? Sicuramente sta compiendo il suo lavoro, assistendo il suo cliente, ma le conseguenze della liberazione del boss arrecheranno danni gravissimi alla popolazione proprio perchè gioveranno all'organizzazione criminale. Nel bilancio dell’utilità, è ovvio che il boss dovrebbe porre fine alla sua condotta delinquenziale e pagare per i suoi crimini, quindi per diversi aspetti si potrebbe affermare che l’avvocato stia compiendo un’azione sbagliata.

sabato 30 maggio 2020

Finalità ed etica


Per evidenziare il ruolo centrale che occupa la finalità nell’etica si possono considerare alcune dottrine filosofiche e le differenze che presentano nelle loro tesi.
La teoria teleologica afferma che un atto sia giusto se è destinato a produrre una prevalenza di bene sul male almeno pari a quella di qualsiasi altra alternativa accessibile. In altre parole, in questa teoria il fine dell'azione è posto in primo piano rispetto al dovere ed all'intenzione dell'agente.
Secondo l’utilitarismo, il "bene" (o "giusto") consiste in ciò che aumenta la felicità degli esseri sensibili. Perciò un’azione buona è quella che abbia come scopo l’ottenimento di maggiore felicità, sia in senso qualitativo che quantitativo.
D’altra parte, secondo la teoria deontologica, il dovere e l'intenzione sono posti prima del fine dell'azione. Un esempio è Kant, che assegna alla logica, attraverso l'imperativo categorico, il dovere di determinare la correttezza o meno di un'azione. Le norme etiche, quindi, diventano imprescindibili e la legge non può essere condizionata da nulla che intervenga dall'esterno.
Una dottrina diametralmente opposta è quella del consequenzialismo. Essa determina la bontà delle azioni dal conseguimento di determinati scopi per i quali si possono trascurare le norme.
L’ultima dottrina da citare è quella probabilistica, cui facevano frequentemente appello i Gesuiti nel XVII secolo. Essa afferma che, nei casi in cui l'applicazione di una regola morale sia dubbia, per non peccare basterebbe attenersi ad una opinione probabile.

venerdì 22 maggio 2020

L’homo faber e il finalismo


Prometeo, Piero di Cosimo

Nel mondo dei filosofi c'è sempre stata una faida dialettica tra due fazioni, quella che supporta il determinismo e il finalismo (per cui tutto tende verso un fine ultimo e per cui ogni fenomeno nella sua connessione con gli altri avvenimenti cospira verso l'attuazione di determinati fini) contrapposta ai meccanicisti, per cui l'accadere, sia fisico che spirituale, è il prodotto di una mera causalità meccanica e non preordinato a una superiore finalità.

In altre parole, si può affermare che da un lato possa esistere una specie di fato che ordina il mondo, mentre dall’altra parte si dichiara che il mondo è governato dal caso. Ma in tutto questo, quale sarebbe il ruolo dell’uomo, è solo in balia delle forze superiori o può combattere contro il destino? Da queste considerazioni nasce l’idea dell’uomo faber, introdotta da Appio Claudio Cieco che la usò nelle sue Sententiae con la famosissima frase “homo faber fortunae suae”.

Nessuna di queste teorie ha mai preso definitivamente il sopravvento sull'altra, ma credere che l’uomo non stia seguendo solo un progetto o non sia in balia del caso può aiutare a sollevare il morale nei momenti bui e incerti, come questo della pandemia che stiamo vivendo.

domenica 17 maggio 2020

Step 17


Abbecedario della finalità
Aspirazione
Bersaglio
Causa
Desiderio
Finalismo
Goal
Nihilismo
Obiettivo
Proposito
Quelle (fonte Q
Scopo
X-men (“supereroi o pericolo per la razza umana?” Dipende dalle loro finalità)

venerdì 15 maggio 2020

Step 16

Testimonial della finalità


Aristotele, nel IV secolo a.C., elaborò la celebre dottrina delle cause.
Tali cause, che permetterebbero agli uomini di conoscere meglio il mondo, sono le seguenti quattro.
1) Materiale: indica ciò di cui una cosa è fatta (nel caso di una statua, per esempio, il bronzo).
2) Efficiente o motrice: indica ciò che mette in moto la cosa, ciò che fa avvenire il processo (nel caso di una statua, lo scultore).
3) Formale: indica la forma che acquisirà (forma di statua).
4) Finale: indica lo scopo per cui è fatta (nel caso della statua, per venerare la divinità).
Aristotele è quindi il testimonial per eccellenza della finalità, grazie alla quarta causa e alla sua concezione di finalismo. Il filosofo, infatti, afferma che tutto il mondo sia finalistico; il finalismo in natura è immanente e appare meno evidente, mentre nelle attività antropiche è manifesto. Quest’argomento è stato già approfondito nel mio blog in un post precedente 

giovedì 30 aprile 2020

Step 12

La finalità nel pensiero medievale e moderno

Quando il concetto di finalità viene ampliato oltre l'agire umano si utilizzano i termini finalismo o teleologia, la cui dottrina filosofica, basata appunto sui principi di finalità e causalità, concepisce l'esistenza di uno scopo o una causa sia nelle azioni razionali dell'uomo, sia in tutto il resto che accade nell'universo.
Prima di individuare la presenza del finalismo nel medioevo e nell’età moderna, è opportuno premettere che uno dei primi filosofi a sviluppare la teoria del finalismo fu Aristotele, in opposizione alla dottrina di Empedocle secondo cui l'evoluzione degli esseri era determinata dal caso. Non è il caso, secondo Aristotele, a spiegare la natura, ma il finalismo, che vale anche per il mondo inorganico dove ogni cosa si dirige spontaneamente verso il suo "luogo naturale".
In epoca medievale ci fu un grande sforzo per il recupero delle opere di Aristotele, attraverso la traduzione in latino della maggior parte dei suoi scritti in greco o in arabo. Tale attività durò all'incirca un secolo, dalla metà del XII fino alla metà del XIII secolo. Le dottrine del filosofo trovarono punti in comune e punti di disaccordo con i dogmi della Chiesa, che in quell'epoca aveva il monopolio della cultura. Per il Cristianesimo il concetto di finalismo si identifica con quello di Provvidenza. Tutta la natura, come nella concezione aristotelica, nei suoi componenti, inorganici e organici, è intrisa di finalismo nei suoi vari gradi ordinati gerarchicamente; in questo modo il resto del mondo mira a servire l'uomo, che padroneggia la totalità della natura e la utilizza per realizzare i suoi fini. D’altra parte, Aristotele ritiene che la finalità sia estrinseca alla natura stessa, il cristianesimo invece la fa dipendere dalla provvidenza divina: ogni cosa tende al proprio scopo nell’ordine voluto da Dio e l’uomo è il fine del creato.
Nel XIII secolo, Tommaso d'Aquino, nella sua Summa Theologica, riuscì a riconciliare i punti di vista discordanti tra aristotelismo e cristianesimo. Dopo essersi posto il problema se Dio esista, Tommaso passa ad indicare le sue famose “vie” per provare l’esistenza di Dio. I cinque percorsi sono così denominati: dal mutamento, dalla causalità efficiente, dalla contingenza, dai gradi di perfezione e dal finalismo.
Nel nostro caso, la via più interessante è l’ultima, che  si presenta in questo modo:

“La quinta via è desunta dal governo delle cose. Vediamo infatti che alcune cose prive di conoscenza, come i corpi naturali, agiscono per un fine, come appare dal fatto che agiscono sempre o quasi sempre allo stesso modo per conseguire la perfezione: per cui è evidente che raggiungono il loro fine non a caso, ma in seguito a una predisposizione. Ora, ciò che è privo di intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo e intelligente, come la freccia dall‘arciere. Vi è dunque un qualche essere intelligente dal quale tutte le realtà naturali sono ordinate al fine: e questo essere lo chiamiamo Dio.”



Se paragoniamo i concetti del medioevo a quelli di un'epoca più moderna, troviamo che Immanuel Kant, nella Critica del Giudizio, scrisse:


“Dire che si vede una finalità oggettiva significa dire che si vede questo organismo come se venisse da un piano intelligente diverso da quello dell’uomo. Comunque la distinzione tra giudizi estetici e giudizi teleologici è che i giudizi estetici riguardano una finalità soggettiva, un piacere soggettivo che però proviamo tutti, e i giudizi teleologici riguardano una finalità oggettiva che può non essere bella ma rivela  una sua armonia, una sua finalità interna, una sua organicità.”




Questo tipo di finalismo è stato definito come "esterno" perché ogni cosa spiegherebbe la sua stessa esistenza con la finalità che le è stata assegnata verso uno scopo a lei esterno; finalismo "interno" viene invece definito il finalismo biologico che si basa sul principio che le parti che compongono l'organismo hanno il fine immanente della propria conservazione.
Per contro, diverse menti eccelse hanno espresso un orientamento di critica del finalismo, che si è concretizzata nella storia della filosofia nelle correnti del determinismo e del meccanicismo.
In “Principia philosophiae” Cartesio riprese le parole del poeta e filosofo latino Lucrezio: Ex nihilo nihil fit, dal nulla viene nulla", secondo lui e Galileo la pretesa del finalismo di spiegare la realtà era illusoria. Francesco Bacone reputava il finalismo come un ostacolo per la ricerca sperimentale e nel Novum Organon scrisse: “la natura non ha fini, solo l'uomo ne ha”. Infine, il filosofo olandese Spinoza, nell’Ethica more geometrico demonstrata, affermava che il finalismo, ossia l’idea che ogni cosa sia fatta per l’uomo, è un grave pregiudizio nato dall’ignoranza e dalla naturale ricerca di vane rassicurazioni. Egli riteneva che un’assoluta necessità dominasse nel mondo e in Dio stesso.

mercoledì 1 aprile 2020

Step 4


Finalità nel mito
Quando si pensa ai miti europei, emerge distintamente la figura dell’eroe. L'eroe leggendario classico ha come finalità il raggiungimento della gloria, e in particolare il suo riconoscimento nella popolazione. Pur di ottenerla preferisce una vita breve e memorabile ad una lunga ma ingloriosa, con il motto è meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora. Egli si mostra inclemente verso coloro dai quali subisce ingiustificatamente un torto, ma rispettoso nei confronti dei nemici che implorano giustizia. Un esempio di queste virtù è Achille: era a conoscenza del suo destino, ma non riuscì a subire l’umiliazione di nascondersi di fronte alla battaglia, durante la quale compì gesti eroici decantati millenni dopo.
In altri miti gli eroi possono avere anche altri scopi. Gli esempi sono innumerevoli, tra questi spiccano: Odisseo che, nel suo viaggio durato un decennio, aveva come obiettivo il ritorno alla sua famiglia; Enea, famoso per la sua pietas, accettò l’incarico datogli dagli dei di fondare una nuova Troia in Italia; Giasone e gli altri Argonauti partirono alla ricerca del vello d’oro. Non sono solo gli eroi latini e greci che desideravano morire con onore in battaglia, ma abbiamo molte testimonianze delle credenze vichinghe per cui la maggior inspirazione era raggiungere il Valhalla o il Folkvangr.
Giasone con il vello d'oro
Rappresentazione Valhalla
L'eroe moderno, invece, di propria iniziativa e libero da qualsiasi vincolo, compie uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune. Questo tipo di eroe si può ritrovare anche nella vita reale, per quanto riguarda chi svolge abitualmente attività rischiose, come i vigili del fuoco oppure i medici e gli infermieri in un periodo di pandemia.
Per quanto riguarda la mitologia, nel senso più ampio, si può parlare dei supereroi. È ovvio che tutti questi agiscano per la salvezza di tutto il mondo o di un gruppo, anche nel caso dei cosiddetti “antieroi” che agiscono senza una moralità rigida, ma lavorano sempre per il bene di tutti. In contrapposizione si pone la figura dell’antagonista dell’eroe, detto il cattivo. È ormai un cliché che nel momento in cui l’eroe si trova in difficoltà nella lotta, il cattivo si fermi per spiegare le motivazioni e gli obiettivi che l’hanno portato ad essere malvagio. Le sue finalità sono innumerevoli, tra le quali le più ricorrenti sono: il denaro, il potere o il puro divertimento sadico.

Infine, quando si parla delle finalità nel mito, si può pensare al finalismo e al fato. In moltissime leggende si narra di come sia impossibile scampare alle Parche, anche conoscendo cosa riserba il futuro. Alcuni esempi celeberrimi sono i miti di Narciso, Edipo, l’Iliade e l’Odissea. In tutti questi casi, chi ha ricevuto una profezia, solitamente di morte, fa tutto il possibile per scamparne, ma ottiene il risultato opposto. Tale tipo di mito, infatti, deve far capire che non si può andare contro la volontà degli dei. Questo argomento sarà poi approfondito in un post ad hoc.