"Nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de' Principi, dove non è giudizio a chi reclamare, si guarda al fine. Facci adunque un Principe conto di vivere e mantenere lo Stato; i mezzi saranno sempre giudicati onorevoli, e da ciascuno lodati." -Niccolo Machiavelli, Il Principe
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lunedì 8 giugno 2020
mercoledì 3 giugno 2020
Step 21
Nell'etica
Comprendere se un’azione abbia una
finalità giusta o ingiusta è sempre stato un problema della filosofia. Pensando
già alla difficoltà nel distinguere il bene e il male, non stupisce che non
esista un’opinione unanime al riguardo. L’unica cosa certa è che la finalità
abbia un ruolo fondamentale nell’etica.
Per capire meglio il tema
trattato in questo step, sarebbe più semplice visitare il post precedente di
questo blog dal titolo finalità ed etica, che riassume le posizioni di
alcune dottrine filosofiche riguardanti la morale.
Per chiarire i concetti esposti
con le diverse ideologie, appare utile produrre di seguito qualche esempio
esplicativo.
- Una dipendente che prende un giocattolo parzialmente rotto, destinato ad essere rottamato, al fine di regalarlo a suo figlio, sta compiendo una buona azione? La deontologia può dire immediatamente che questa è un’azione sbagliata, perché comporta un furto, la sottrazione di un bene materiale. Il giocattolo appartiene all’azienda incaricata del riciclo, che ha già disposto della sua sorte. Ma osserviamo le conseguenze: il bambino sarà contento di ricevere un regalo, anche se non perfettamente funzionante, e la madre sarà felice di averlo fatto senza spendere, l’azienda non perderà un guadagno significativo, al massimo un po' di materiale da riciclare. La felicità complessiva, quindi, aumenterà a causa dell’azione, per cui essa sarà accettata dal finalismo, dall’utilitarismo, dal consequenzialismo e, pertanto, anche dal probabilismo.
- Torturare un uomo con la finalità di salvare migliaia di persone sarà giusto? Secondo l’utilitarismo, il consequenzialismo e il finalismo sì, ma per la deontologia sarebbe inaccettabile. Il fine può essere “buono”, ma l’azione è considerata dai più moralmente sbagliata (dal momento in cui è stata dichiarata come un atto di crudeltà da Beccaria nel “dei delitti e delle pene", oggi in Italia è riconosciuto il reato di tortura introdotto nel 2017 con un'apposita legge), anche per la dottrina probabilistica l’azione sarà sbagliata.
- Un avvocato che difende con successo un boss mafioso, sfruttando cavilli legali, sta agendo in modo corretto e giusto? Sicuramente sta compiendo il suo lavoro, assistendo il suo cliente, ma le conseguenze della liberazione del boss arrecheranno danni gravissimi alla popolazione proprio perchè gioveranno all'organizzazione criminale. Nel bilancio dell’utilità, è ovvio che il boss dovrebbe porre fine alla sua condotta delinquenziale e pagare per i suoi crimini, quindi per diversi aspetti si potrebbe affermare che l’avvocato stia compiendo un’azione sbagliata.
sabato 30 maggio 2020
Finalità ed etica
Per evidenziare il ruolo centrale che occupa la finalità nell’etica si possono considerare alcune dottrine filosofiche e le differenze che presentano nelle loro tesi.
La teoria teleologica afferma che
un atto sia giusto se è destinato a produrre una prevalenza di bene sul male
almeno pari a quella di qualsiasi altra alternativa accessibile. In altre
parole, in questa teoria il fine dell'azione è posto in primo piano rispetto al
dovere ed all'intenzione dell'agente.
Secondo l’utilitarismo, il "bene"
(o "giusto") consiste in ciò che aumenta la felicità degli esseri
sensibili. Perciò un’azione buona è quella che abbia come scopo l’ottenimento
di maggiore felicità, sia in senso qualitativo che quantitativo.
D’altra parte, secondo la teoria
deontologica, il dovere e l'intenzione sono posti prima del fine dell'azione.
Un esempio è Kant, che assegna alla logica, attraverso l'imperativo categorico,
il dovere di determinare la correttezza o meno di un'azione. Le norme etiche,
quindi, diventano imprescindibili e la legge non può essere condizionata da
nulla che intervenga dall'esterno.
Una dottrina diametralmente
opposta è quella del consequenzialismo. Essa determina la bontà delle azioni
dal conseguimento di determinati scopi per i quali si possono trascurare le
norme.
L’ultima dottrina da citare è
quella probabilistica, cui facevano frequentemente appello i Gesuiti nel XVII
secolo. Essa afferma che, nei casi in cui l'applicazione di una regola morale
sia dubbia, per non peccare basterebbe attenersi ad una opinione probabile.
venerdì 22 maggio 2020
L’homo faber e il finalismo
![]() |
| Prometeo, Piero di Cosimo |
Nel mondo dei filosofi c'è sempre stata una faida dialettica tra due fazioni, quella che supporta il determinismo e il finalismo (per cui tutto tende verso un fine ultimo e per cui ogni fenomeno nella sua connessione con gli altri avvenimenti cospira verso l'attuazione di determinati fini) contrapposta ai meccanicisti, per cui l'accadere, sia fisico che spirituale, è il prodotto di una mera causalità meccanica e non preordinato a una superiore finalità.
In altre parole, si può affermare che da un lato possa esistere una specie di fato che ordina il mondo, mentre dall’altra parte si dichiara che il mondo è governato dal caso. Ma in tutto questo, quale sarebbe il ruolo dell’uomo, è solo in balia delle forze superiori o può combattere contro il destino? Da queste considerazioni nasce l’idea dell’uomo faber, introdotta da Appio Claudio Cieco che la usò nelle sue Sententiae con la famosissima frase “homo faber fortunae suae”.
Nessuna di queste teorie ha mai preso definitivamente il sopravvento sull'altra, ma credere che l’uomo non stia seguendo solo un progetto o non sia in balia del caso può aiutare a sollevare il morale nei momenti bui e incerti, come questo della pandemia che stiamo vivendo.
domenica 17 maggio 2020
venerdì 15 maggio 2020
Step 16
Testimonial della finalità
Aristotele, nel IV secolo a.C.,
elaborò la celebre dottrina delle cause.
Tali cause, che permetterebbero
agli uomini di conoscere meglio il mondo, sono le seguenti quattro.
1) Materiale: indica ciò di cui
una cosa è fatta (nel caso di una statua, per esempio, il bronzo).
2) Efficiente o motrice: indica
ciò che mette in moto la cosa, ciò che fa avvenire il processo (nel caso di una
statua, lo scultore).
3) Formale: indica la forma che
acquisirà (forma di statua).
4) Finale: indica lo scopo per
cui è fatta (nel caso della statua, per venerare la divinità).
Aristotele è quindi il
testimonial per eccellenza della finalità, grazie alla quarta causa e alla sua
concezione di finalismo. Il filosofo, infatti, afferma che tutto il mondo sia finalistico;
il finalismo in natura è immanente e appare meno evidente, mentre nelle
attività antropiche è manifesto. Quest’argomento è stato già approfondito nel
mio blog in un post precedente
giovedì 30 aprile 2020
Step 12
La finalità nel pensiero medievale e moderno
Quando il concetto di finalità
viene ampliato oltre l'agire umano si utilizzano i termini finalismo o
teleologia, la cui dottrina filosofica, basata appunto sui principi di finalità
e causalità, concepisce l'esistenza di uno scopo o una causa sia nelle azioni razionali
dell'uomo, sia in tutto il resto che accade nell'universo.
Prima di individuare la presenza del
finalismo nel medioevo e nell’età moderna, è opportuno premettere che uno dei
primi filosofi a sviluppare la teoria del finalismo fu Aristotele, in
opposizione alla dottrina di Empedocle secondo cui l'evoluzione degli esseri
era determinata dal caso. Non è il caso, secondo Aristotele, a spiegare la
natura, ma il finalismo, che vale anche per il mondo inorganico dove ogni cosa
si dirige spontaneamente verso il suo "luogo naturale".
In epoca medievale ci fu un
grande sforzo per il recupero delle opere di Aristotele, attraverso la
traduzione in latino della maggior parte dei suoi scritti in greco o in arabo. Tale
attività durò all'incirca un secolo, dalla metà del XII fino alla metà del XIII
secolo. Le dottrine del filosofo trovarono punti in comune e punti di
disaccordo con i dogmi della Chiesa, che in quell'epoca aveva il monopolio
della cultura. Per il Cristianesimo il concetto di finalismo si identifica con
quello di Provvidenza. Tutta la natura, come nella concezione aristotelica, nei
suoi componenti, inorganici e organici, è intrisa di finalismo nei suoi vari
gradi ordinati gerarchicamente; in questo modo il resto del mondo mira a
servire l'uomo, che padroneggia la totalità della natura e la utilizza per
realizzare i suoi fini. D’altra parte, Aristotele ritiene che la finalità sia
estrinseca alla natura stessa, il cristianesimo invece la fa dipendere dalla provvidenza
divina: ogni cosa tende al proprio scopo nell’ordine voluto da Dio e l’uomo è
il fine del creato.
Nel XIII secolo, Tommaso
d'Aquino, nella sua Summa Theologica, riuscì a riconciliare i punti di vista
discordanti tra aristotelismo e cristianesimo. Dopo essersi posto il problema
se Dio esista, Tommaso passa ad indicare le sue famose “vie” per provare
l’esistenza di Dio. I cinque percorsi sono così denominati: dal mutamento, dalla
causalità efficiente, dalla contingenza, dai gradi di
perfezione e dal finalismo.
Nel nostro caso, la via più interessante
è l’ultima, che si presenta in questo
modo:
Se paragoniamo i concetti del
medioevo a quelli di un'epoca più moderna, troviamo che Immanuel Kant, nella
Critica del Giudizio, scrisse:
“Dire che si vede una finalità
oggettiva significa dire che si vede questo organismo come se venisse da un
piano intelligente diverso da quello dell’uomo. Comunque la distinzione tra
giudizi estetici e giudizi teleologici è che i giudizi estetici riguardano una
finalità soggettiva, un piacere soggettivo che però proviamo tutti, e i giudizi
teleologici riguardano una finalità oggettiva che può non essere bella ma
rivela una sua armonia, una sua finalità interna, una sua organicità.”
Questo tipo di finalismo è stato
definito come "esterno" perché ogni cosa spiegherebbe la sua stessa
esistenza con la finalità che le è stata assegnata verso uno scopo a lei
esterno; finalismo "interno" viene invece definito il finalismo
biologico che si basa sul principio che le parti che compongono l'organismo
hanno il fine immanente della propria conservazione.
Per contro, diverse menti eccelse
hanno espresso un orientamento di critica del finalismo, che si è concretizzata
nella storia della filosofia nelle correnti del determinismo e del meccanicismo.
In “Principia philosophiae”
Cartesio riprese le parole del poeta e filosofo latino Lucrezio: “Ex nihilo nihil fit, dal nulla viene nulla", secondo lui e Galileo la
pretesa del finalismo di spiegare la realtà era illusoria. Francesco Bacone
reputava il finalismo come un ostacolo per la ricerca sperimentale e nel Novum
Organon scrisse: “la natura non ha fini, solo l'uomo ne ha”. Infine,
il filosofo olandese Spinoza, nell’Ethica more geometrico demonstrata,
affermava che il finalismo, ossia l’idea che ogni cosa sia fatta per l’uomo, è
un grave pregiudizio nato dall’ignoranza e dalla naturale ricerca di vane
rassicurazioni. Egli riteneva che un’assoluta necessità dominasse nel mondo e
in Dio stesso.
mercoledì 1 aprile 2020
Step 4
Finalità nel mito
Quando si pensa ai miti europei, emerge
distintamente la figura dell’eroe. L'eroe leggendario classico ha come finalità
il raggiungimento della gloria, e in particolare il suo riconoscimento nella
popolazione. Pur di ottenerla preferisce una vita breve e memorabile ad una
lunga ma ingloriosa, con il motto è meglio vivere un giorno da leone che cento
da pecora. Egli si mostra inclemente verso coloro dai quali subisce ingiustificatamente
un torto, ma rispettoso nei confronti dei nemici che implorano giustizia. Un
esempio di queste virtù è Achille: era a conoscenza del suo destino, ma non
riuscì a subire l’umiliazione di nascondersi di fronte alla battaglia, durante
la quale compì gesti eroici decantati millenni dopo.
In altri miti gli eroi possono avere
anche altri scopi. Gli esempi sono innumerevoli, tra questi spiccano: Odisseo
che, nel suo viaggio durato un decennio, aveva come obiettivo il ritorno alla
sua famiglia; Enea, famoso per la sua pietas, accettò l’incarico datogli
dagli dei di fondare una nuova Troia in Italia; Giasone e gli altri Argonauti
partirono alla ricerca del vello d’oro. Non sono solo gli eroi latini e greci
che desideravano morire con onore in battaglia, ma abbiamo molte testimonianze
delle credenze vichinghe per cui la maggior inspirazione era raggiungere il Valhalla
o il Folkvangr.
![]() |
| Giasone con il vello d'oro |
![]() |
| Rappresentazione Valhalla |
L'eroe moderno, invece, di propria
iniziativa e libero da qualsiasi vincolo, compie uno straordinario e generoso
atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di
sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune. Questo tipo di
eroe si può ritrovare anche nella vita reale, per quanto riguarda chi svolge abitualmente
attività rischiose, come i vigili del fuoco oppure i medici e gli infermieri in
un periodo di pandemia.
Per quanto riguarda la mitologia, nel
senso più ampio, si può parlare dei supereroi. È ovvio che tutti questi
agiscano per la salvezza di tutto il mondo o di un gruppo, anche nel caso dei
cosiddetti “antieroi” che agiscono senza una moralità rigida, ma lavorano
sempre per il bene di tutti. In contrapposizione si pone la figura
dell’antagonista dell’eroe, detto il cattivo. È ormai un cliché che nel
momento in cui l’eroe si trova in difficoltà nella lotta, il cattivo si fermi
per spiegare le motivazioni e gli obiettivi che l’hanno portato ad essere
malvagio. Le sue finalità sono innumerevoli, tra le quali le più ricorrenti
sono: il denaro, il potere o il puro divertimento sadico.
Infine, quando si parla delle finalità
nel mito, si può pensare al finalismo e al fato. In moltissime leggende si
narra di come sia impossibile scampare alle Parche, anche conoscendo cosa
riserba il futuro. Alcuni esempi celeberrimi sono i miti di Narciso, Edipo,
l’Iliade e l’Odissea. In tutti questi casi, chi ha ricevuto una profezia,
solitamente di morte, fa tutto il possibile per scamparne, ma ottiene il
risultato opposto. Tale tipo di mito, infatti, deve far capire che non si può
andare contro la volontà degli dei. Questo argomento sarà poi approfondito in
un post ad hoc.
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