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domenica 7 giugno 2020

Step 22


Telefilm sulla finalità
Prologo
Il protagonista della nostra serie è l’ingegnere elettronico Enrico Tesla, un neolaureato che non ha ancora trovato la finalità della sua vita. Il povero ragazzo non ha mai preso una decisione da solo nella vita; amici e parenti l’hanno sempre condizionato nelle sue scelte, al punto tale da renderlo dipendente, ma hanno concordemente deciso di smettere di dargli consigli dopo la laurea. Per questo motivo il neoingegnere ha iniziato subito a sentirsi vuoto senza un obiettivo.

Puntata 1
La storia comincia in un garage: si vede l’ingegnere in un angusto locale con strani schizzi progettuali appesi ai muri, attorniato da molti pezzi di metallo e componenti elettronici, intento a programmare sul suo piccolo computer portatile. Sullo schermo si legge “Progetto Leviatano: la ricerca di uno scopo”. Enrico sta cercando di programmare un’intelligenza artificiale che sia in grado di dargli una finalità! Appena stringe l’ultima vite e collega l’alimentazione elettrica, si sente una voce metallica che, accompagnata da una miriade di lucine, si presenta “Io sono Leviatano.2020, tu devi essere il mio creatore, una persona dall’enorme intelletto, sicuramente un matematico o un fisico!”. Dopo aver fatto qualche respiro profondo, Enrico spiega brevemente alla macchina i suoi problemi e le chiede aiuto. Leviatano.2020 impiega un po' di tempo a comprendere la situazione e ad elaborare, ma, appena scompare la barra che indica il caricamento in corso, Enrico si sente tirare da una forza immensa, che risucchia perfino la luce, e sviene.
La storia continua con Enrico che si risveglia sul marciapiede di una strada che gli sembra familiare, ma al contempo diversa, e si guarda intorno. Su un cartellone vede la foto di una persona che gli somiglia come una goccia d’acqua, a parte per i baffetti a trapezio e la divisa militare. Sul poster c’è una scritta “Vincere … e vinceremo, onoriamo il grande Tesla”.
Il povero ingegnere pensa di essere finito in coma dopo aver sbattuto la testa, però sente la voce di Leviatano.2020: “Anche se sei solo un ingegnere, dovresti conoscere la teoria dei multiuniversi, divertiti in questo mondo!”. Enrico non ha nemmeno il tempo di riprendersi prima che un manipolo di soldati lo prelevi e lo porti al cospetto di Iosif Tesla, l’uomo del cartellone. Iosif vuole saperne di più riguardo a Enrico, dopotutto ha visto nei suoi schermi da Grande Fratello quest’uomo, che gli somiglia in maniera impressionante, apparire dal nulla. Il giovane ingegnere elettronico sembra a suo agio, ma un po’ insospettito dal nome che gli sembra di poter associare a ricordi che non emergono con chiarezza. I due cercano di raccogliere le idee, capiscono che Enrico è stato trasportato in un universo parallelo dall’intelligenza artificiale che ha appena creato e iniziano a conoscersi raccontandosi scambievolmente le storie delle loro vite. Iosif racconta di essere sempre stato un ragazzino indipendente che aveva un solo obiettivo nella sua vita: raggiungere le vette del potere! Si era laureato in ingegneria nucleare e aveva terrorizzato il mondo fino a diventare colui che di fatto detiene il potere di tutta la Terra, anche se ufficialmente governa solo la parte occidentale dell’Europa. Iosif mostra a Enrico la capitale della sua nazione, a prima vista Iosif era apparso un dittatore crudele, ma i cittadini sembrano essere contenti, vivono in un periodo di pace e prosperità sotto la nuova “gestione”. Iosif pare essere l’unica persona miserabile: vive una vita in funzione esclusiva del potere, che non vuole dividere con nessuno, è sempre all’erta e spaventato che qualcuno possa rubargli la posizione. Non ha né amici né famiglia. Appena la mente di Enrico comincia a chiedersi se valga la pena di vivere una vita incentrata sulla finalità del conseguimento del massimo potere, anche se comporta la conquista di grandi vette, si vede la forza immensa che risucchia ancora il neoingegnere.

Puntata 2
Enrico si risveglia nuovamente sul marciapiede di una strada che gli sembra ben conosciuta, ma al contempo diversa. Stavolta viene aiutato da un uomo muscolosissimo, una guardia del corpo che protegge un’elegante signora con dei lineamenti che a Enrico sembrano familiari, così familiari da poter essere i suoi. La signora, anche lei incuriosita dalla somiglianza, decide di presentarsi. Ella è Miuccia Tesla, proprietaria di un'azienda di commercio elettronico che gestisce una piattaforma di vendita su Internet, la più grande Internet company al mondo: Amaz…ing. Stavolta l’ingegnere capisce subito di trovarsi davanti alla sua versione in un altro universo, spiega la situazione a Miuccia e i due cominciano a dialogare. La donna ha sempre avuto uno scopo ben chiaro nella sua vita: il denaro! Non le interessava né il potere né la fama, solo i soldi, al punto che aveva incorniciato e custodito con cura la prima moneta guadagnata (di nuovo Enrico crede di aver letto una storia simile, ma non si ricorda bene dove). Appena laureata in ingegneria gestionale, Miuccia aveva fondato la sua compagnia, seguendo un’intuizione innovativa. Da quel momento non era stata più la stessa, era sempre impegnata nella ricerca di nuovi affari e a controllare gli andamenti della borsa per guadagnare il più possibile con i suoi investimenti in azioni. Non aveva tempo da perdere nel vivere una vita vera mentre rincorreva la ricchezza. Miuccia è una persona avida, tuttavia non avara: spende molto in beneficenza, e nasconde il suo buon cuore affermando che sta investendo per contribuire alla circolazione del denaro e a formare nuovo personale, aiutando l’economia. Di nuovo, appena Enrico comincia a chiedersi se valga la pena di vivere una vita incentrata sulla finalità dell’accumulare più ricchezza possibile, anche se consente di compiere molti gesti caritatevoli, viene risucchiato dalla forza immensa.

Puntata 3
Come nelle puntate precedenti, Enrico si ritrova ai margini di una strada familiare; la prima faccia che vede è perfettamente nota, un’altra sua versione. Questa volta il suo viso è posto su un uomo con una vestaglia di velluto rosso, che esce da una limousine, accompagnato da un gruppetto di avvenenti modelle. Per la terza volta Enrico si ritrova a parlare con un suo sosia e ha un’altra vaga sensazione di déjà vu. L’uomo si chiama Hugh Tesla e il suo fine nella vita è: semplicemente divertirsi! I suoi genitori avrebbero voluto che diventasse un ingegnere, ma Hugh sapeva bene che “divertimento” e “ingegneria” possono stare nella stessa frase solo separati da una negazione! Si era laureato al DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) e subito aveva riscosso un enorme successo. Era divenuto facoltoso per i ricchi proventi del suo lavoro nel mondo dello show business, ma non aveva investito con oculatezza i guadagni e spende moltissimo per condurre una vita nel lusso, spensierata e piena di adrenalina. Enrico si chiede ancora se vivere una vita incentrata sulla finalità del massimo divertimento in modo spensierato, anche se molto allettante, sia la strada giusta per lui. Immediatamente viene risucchiato dalla forza immensa, ormai si era quasi abituato.
Stavolta il marciapiede su cui si risveglia è più che familiare, infatti è proprio quello davanti al suo garage. Piuttosto scosso, il nostro protagonista si dirige verso Leviatano.2020 finché non sente la sua voce metallica dire: “Enrico, dobbiamo parlare”.

Epilogo
La serie si concluderà con un dialogo fra Leviatano.2020 ed Enrico che verrà pubblicato in seguito.

venerdì 5 giugno 2020

Finalità come movente

La regola d’oro per incriminare il colpevole di un omicidio è avere un indiziato, l’arma del delitto e un movente. Quest’ultimo è un impulso che spinge ad agire, praticamente la finalità di un criminale.


I motivi per compiere un così grave reato sono molteplici, alcuni di questi possono essere gelosia, rabbia, sete di denaro o vendetta. Ma i migliori, a mio parere, sono quelli inventati da una delle più grandi scrittrici di romanzi gialli, Agatha Christie. Sono una sua grande fan e, sebbene abbia letto molti suoi libri, rimango sempre sorpresa alla fine di ogni caso. Uno dei moventi più particolari si trova nel romanzo "Crooked House" (in italiano “È un problema”), in cui si scopre che l’assassina, Josephine, una ragazzina bruttina, strana, ma molto intelligente, ha ucciso il nonno perché, ritenendola sgraziata nei movimenti, le aveva impedito di coltivare la sua passione, la danza. Ovviamente ci sono molti altri romanzi che suscitano stupore per le trame e i moventi complicati. Nel “Nome della Rosa” l’ex bibliotecario agisce perché ritiene che il mondo sia ormai decaduto e vicinissimo al momento del giudizio finale, pertanto si sente investito della missione divina di conservare il più a lungo possibile le verità di fede così come sono state elaborate fino a quel momento dalla Scrittura e dai Padri della Chiesa. 

In effetti, la finalità non è sempre in accordo con la logica comune, una pazzia o un forte turbamento emotivo possono far desiderare il raggiungimento di uno scopo non razionale.

venerdì 29 maggio 2020

Step 20

Finalità nello Zibaldone di Leopardi: la finalità della poesia

Lo “Zibaldone di pensieri” è un diario personale che raccoglie appunti, riflessioni e aforismi scritti da Giacomo Leopardi tra il 1817 e il 1832. Tra i temi principali trattati in questa raccolta ci sono la questione del rapporto tra uomo e natura, la riflessione sul piacere e la teoria della poesia. Il tema della finalità si inserisce nell’ultimo concetto, la teoria della poesia, nella quale Leopardi cerca il fine di quest’arte.
Leopardi passa in rassegna tanti possibili scopi dell’arte. Inizialmente tratta del bello, ma si rende conto che non possa essere il vero obiettivo della poesia e che deve ricercare qualcosa di più profondo:

Successivamente considera l’utile, ma anche questo viene scartato in quanto non fondamentale, sebbene l’autore gli dia un ruolo importante nella poesia:

Dal tema dell’imitazione nasce un’altra considerazione, che lo avvicina alla risposta finale, il diletto:

Dopo tutti questi ragionamenti Leopardi riesce a trovare una soluzione che lo soddisfa appieno: la finalità della poesia è dare piacere intellettuale all'uomo e sollecitarne le facoltà immaginative.

mercoledì 27 maggio 2020

Step 19


Finalità nell’utopia

Prima di parlare della finalità specifica di un’utopia, è opportuno considerare in generale lo scopo per cui viene proposta questa tipologia di opera. Secondo Platone l'utopia ha una funzione positiva, essa si pone infatti come un modello, seppur irrealizzabile, che orienta l’azione concreta, dandole un fine e un senso progettuale complessivo. A questo si deve aggiungere un obiettivo politico: denunciare la società esistente, che viene ritenuta responsabile del degrado morale degli individui, e promuovere un nuovo modello di società che superi i vizi e la corruzione.

Mappa di Utopia

Un esempio di questo tipo di critica sociale è proprio il romanzo di Thomas More, Utopìa. L’autore critica duramente la società inglese dell’epoca e propone la sua idea di utopia (il non luogo). Il libro racconta il viaggio che Raffaele Itlodeo, viaggiatore-filosofo, compie in giro per l'isola immaginaria di Utopia, dove gli abitanti vivono senza la concezione di proprietà privata e autoproducono tutti i beni necessari. Generalmente ogni cittadino è in grado di dedicarsi all'agricoltura, ma, oltre a ciò, ciascuno ha la possibilità di ricercare un’altra finalità della sua vita, che può essere la lavorazione della lana e del lino, fare il muratore, il fabbro o il falegname oppure dedicarsi agli studi. Usualmente i figli imparano il mestiere del padre, ma se dovessero avere l’inclinazione per un altro scopo, possono essere accolti da un'altra famiglia in cui già si svolge tale mestiere. Praticamente ogni cittadino è libero di scegliere un proprio obiettivo nella vita, oltre a quello di produrre i beni indispensabili. Nel linguaggio moderno diremmo che ciascuno può scegliere il suo hobby!


giovedì 14 maggio 2020

Step 15


La finalità nei limiti dello sviluppo


Nei primi anni dopo la fondazione, avventuta nel 1968, l'associazione non governativa e no-profit "The Club of Rome" commissionò al Massachusetts Institute of Technology uno studio relativo alle conseguenze della continua crescita della nostra specie sull'ecosistema terrestre, basato su tecniche di simulazione computerizzate.  Tale studio portò alla pubblicazione nel 1972 del primo “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, in cui si evidenziava che la crescita economica non avrebbe potuto continuare indefinitamente con le stesse modalità a causa della limitata disponibilità di risorse naturali.
Le finalità del Club di Roma furono diverse: principalmente ci fu quella di capire la problematica dello sviluppo sostenibile a livello mondiale. Da questo studio risulta chiaro che se gli attuali tassi di crescita della popolazione, dell'industrializzazione, dell'inquinamento e dello sfruttamento delle risorse continueranno inalterati, si raggiungeranno i limiti dello sviluppo su questo pianeta entro i prossimi cent’anni. In questo caso, molto probabilmente a quel punto si assisterebbe ad un declino improvviso ed incontrollabile della popolazione e della capacità industriale. Dopo aver realizzato ciò, gli scienziati iniziarono ad effettuare studi previsionali a medio e lungo termine con diversi scenari, al fine di analizzare gli effetti del rapido cambiamento tecnologico in corso. Quando si comprese che sarebbe stato possibile modificare i tassi di sviluppo e giungere ad una condizione di stabilità ecologica ed economica, sostenibile anche nel lontano futuro, il Club di Roma si impegnò a raggiungere altri obiettivi: diffondere i suoi studi nel mondo e cercare di contribuire alla risoluzione dei problemi. I membri del club, quindi, si prodigano per stimolare una discussione sulle possibili evoluzioni sociali e politiche nel futuro in funzione della sostenibilità ambientale delle diverse soluzioni.
Si può affermare che la finalità principale del Rapporto sui limiti dello sviluppo sia stata la ricerca di uno stato di equilibrio globale, progettato in modo che le necessità di ciascuna persona sulla Terra siano soddisfatte e ognuno abbia uguali opportunità di realizzare il proprio potenziale umano.

giovedì 30 aprile 2020

Step 12

La finalità nel pensiero medievale e moderno

Quando il concetto di finalità viene ampliato oltre l'agire umano si utilizzano i termini finalismo o teleologia, la cui dottrina filosofica, basata appunto sui principi di finalità e causalità, concepisce l'esistenza di uno scopo o una causa sia nelle azioni razionali dell'uomo, sia in tutto il resto che accade nell'universo.
Prima di individuare la presenza del finalismo nel medioevo e nell’età moderna, è opportuno premettere che uno dei primi filosofi a sviluppare la teoria del finalismo fu Aristotele, in opposizione alla dottrina di Empedocle secondo cui l'evoluzione degli esseri era determinata dal caso. Non è il caso, secondo Aristotele, a spiegare la natura, ma il finalismo, che vale anche per il mondo inorganico dove ogni cosa si dirige spontaneamente verso il suo "luogo naturale".
In epoca medievale ci fu un grande sforzo per il recupero delle opere di Aristotele, attraverso la traduzione in latino della maggior parte dei suoi scritti in greco o in arabo. Tale attività durò all'incirca un secolo, dalla metà del XII fino alla metà del XIII secolo. Le dottrine del filosofo trovarono punti in comune e punti di disaccordo con i dogmi della Chiesa, che in quell'epoca aveva il monopolio della cultura. Per il Cristianesimo il concetto di finalismo si identifica con quello di Provvidenza. Tutta la natura, come nella concezione aristotelica, nei suoi componenti, inorganici e organici, è intrisa di finalismo nei suoi vari gradi ordinati gerarchicamente; in questo modo il resto del mondo mira a servire l'uomo, che padroneggia la totalità della natura e la utilizza per realizzare i suoi fini. D’altra parte, Aristotele ritiene che la finalità sia estrinseca alla natura stessa, il cristianesimo invece la fa dipendere dalla provvidenza divina: ogni cosa tende al proprio scopo nell’ordine voluto da Dio e l’uomo è il fine del creato.
Nel XIII secolo, Tommaso d'Aquino, nella sua Summa Theologica, riuscì a riconciliare i punti di vista discordanti tra aristotelismo e cristianesimo. Dopo essersi posto il problema se Dio esista, Tommaso passa ad indicare le sue famose “vie” per provare l’esistenza di Dio. I cinque percorsi sono così denominati: dal mutamento, dalla causalità efficiente, dalla contingenza, dai gradi di perfezione e dal finalismo.
Nel nostro caso, la via più interessante è l’ultima, che  si presenta in questo modo:

“La quinta via è desunta dal governo delle cose. Vediamo infatti che alcune cose prive di conoscenza, come i corpi naturali, agiscono per un fine, come appare dal fatto che agiscono sempre o quasi sempre allo stesso modo per conseguire la perfezione: per cui è evidente che raggiungono il loro fine non a caso, ma in seguito a una predisposizione. Ora, ciò che è privo di intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo e intelligente, come la freccia dall‘arciere. Vi è dunque un qualche essere intelligente dal quale tutte le realtà naturali sono ordinate al fine: e questo essere lo chiamiamo Dio.”



Se paragoniamo i concetti del medioevo a quelli di un'epoca più moderna, troviamo che Immanuel Kant, nella Critica del Giudizio, scrisse:


“Dire che si vede una finalità oggettiva significa dire che si vede questo organismo come se venisse da un piano intelligente diverso da quello dell’uomo. Comunque la distinzione tra giudizi estetici e giudizi teleologici è che i giudizi estetici riguardano una finalità soggettiva, un piacere soggettivo che però proviamo tutti, e i giudizi teleologici riguardano una finalità oggettiva che può non essere bella ma rivela  una sua armonia, una sua finalità interna, una sua organicità.”




Questo tipo di finalismo è stato definito come "esterno" perché ogni cosa spiegherebbe la sua stessa esistenza con la finalità che le è stata assegnata verso uno scopo a lei esterno; finalismo "interno" viene invece definito il finalismo biologico che si basa sul principio che le parti che compongono l'organismo hanno il fine immanente della propria conservazione.
Per contro, diverse menti eccelse hanno espresso un orientamento di critica del finalismo, che si è concretizzata nella storia della filosofia nelle correnti del determinismo e del meccanicismo.
In “Principia philosophiae” Cartesio riprese le parole del poeta e filosofo latino Lucrezio: “Ex nihilo nihil fit, dal nulla viene nulla", secondo lui e Galileo la pretesa del finalismo di spiegare la realtà era illusoria. Francesco Bacone reputava il finalismo come un ostacolo per la ricerca sperimentale e nel Novum Organon scrisse: “la natura non ha fini, solo l'uomo ne ha”. Infine, il filosofo olandese Spinoza, nell’Ethica more geometrico demonstrata, affermava che il finalismo, ossia l’idea che ogni cosa sia fatta per l’uomo, è un grave pregiudizio nato dall’ignoranza e dalla naturale ricerca di vane rassicurazioni. Egli riteneva che un’assoluta necessità dominasse nel mondo e in Dio stesso.

lunedì 13 aprile 2020

Step 8

La finalità nei dialoghi di Platone


“SOCRATE: Allo scopo di difendere la propria ingiustizia o quella dei genitori, degli amici, dei figli o della patria, quando sia rea di ingiustizia, la retorica, allora, non ci è per niente utile, o Polo; a meno non la si intenda utile per scopo opposto, e non ci sì renda conto che bisogna accusare prima di tutto se stessi, e poi anche i familiari e, fra gli altri che ci sono cari, chiunque commetta ingiustizia, che non bisogna nascondere, ma portare allo scoperto il torto commesso, per scontarne la pena e risanarsi, e che si deve costringere se stessi e gli altri a non temere e a mettersi nelle mani della giustizia, ad occhi chiusi e coraggiosamente, come ci si affiderebbe al medico perché tagli e cauterizzi, perseguendo il bene e il bello, senza metterne in conto l'aspetto doloroso; e qualora le ingiustizie commesse meritino percosse bisogna offrirsi alle percosse, qualora meritino la prigione offrirsi a essere imprigionato, qualora meritino una multa offrirsi a pagare la multa, qualora meritino l'esilio offrirsi all'esilio, e qualora meritino la pena di morte offrirsi a morire, essendo se stessi i primi accusatori di sé e dei familiari: questo è lo scopo per il quale bisogna servirsi della retorica, affinché, portate allo scoperto le ingiustizie, ci si possa liberare dal male più grande, vale a dire l'ingiustizia. Dobbiamo dire così, o Polo, o no?”

Questo brano è tratto dall’opera di Platone “Gorgia”, uno scritto appartenente al gruppo dei dialoghi giovanili e risalente al 386 a.C. circa. Gli antichi avevano attribuito a quest'opera il sottotitolo  “Sulla retorica” perché il dibattito nella prima parte del dialogo verte proprio sulla natura di questa disciplina.
L’estratto proposto appartiene al cosiddetto “secondo atto”, durante il quale Socrate e Polo (allievo di Gorgia, che si è ritirato dal dibattito dopo essere stato sconfitto), stanno discutendo riguardo la finalità della retorica. Polo afferma che non sia una technè, ma un'empeiría. Socrate, invece, compara la retorica alla sofistica, insultando di fatto l’avversario. L’atto si conclude con la comparazione del retore a un tiranno, che può fare ciò che meglio gli pare, ma non ciò che vuole, creando un paradosso.

venerdì 10 aprile 2020

Step 7


La finalità nella poesia



“Paradise Lost” è un poema epico del XVII secolo scritto da John Milton, pubblicato per la prima volta in dieci tomi nel 1667 e pochi anni dopo nella sua versione definitiva di dodici volumi.
Il seguente brano è tratto dal primo libro.



In questa parte iniziale l’autore propone in breve il soggetto complessivo della sua opera, cioè la disubbidienza dell’uomo e la perdita del Paradiso, tutto causato dalla ribellione del diavolo che è riuscito a reclutare in rivolta molte legioni di angeli.
Il passaggio in questione ci mostra le finalità di Lucifero, un angelo orgoglioso che non si considera uguale agli altri e si ribella a Dio a causa dell'invidia nei confronti di Gesù. Satana cerca di spodestare Dio con la guerra e, quando viene sconfitto e bandito all’Inferno, cambia il suo scopo e sceglie di insidiare gli uomini, creature per cui prova un profondo risentimento.

domenica 5 aprile 2020

Step 6

Nella narrativa


“Le idee avverse al Socing potevano essere concepite solo in forma vaga, non verbale. Per definirle si doveva far ricorso a termini molto generici, che mettevano insieme e stigmatizzavano interi gruppi di eresie, ma senza offrirne una definizione. In effetti, era possibile utilizzare la neolingua per finalità eretiche solo a patto di operare una illecita traduzione di alcune parole in archelingua.”

Questo brano è tratto da “NineteenEighty-Four”, una celeberrima opera dello scrittore britannico Eric Arthur Blair, noto con lo pseudonimo di George Orwell, ambientata in una società distopica in cui un unico partito detiene il potere assoluto. Nel romanzo, i protagonisti e amanti Winston Smith e Julia vogliono opporsi alla dominazione totale del Partito per condurre il resto delle loro vite liberi dalla tirannide.
L’estratto è molto interessante perché ci ricorda come uno strumento semplice e indispensabile come il linguaggio possa diventare estremamente pericoloso in base al motivo per cui viene usato. Questo significa che ciò che conta veramente non è il mezzo, ma la finalità. È anche quello che scrisse Machiavelli nel Principe, che viene semplificato nella frase che gli è stata erroneamente attribuita “Il fine giustifica i mezzi”.
Nel libro “1984”, il Partito scelse di sostituire la lingua parlata prima degli eventi (l’archelingua) con un nuovo idioma, la neolingua, per evitare ogni possibile forma di ribellione. Nell’ultima versione non erano presenti parole che potessero essere utilizzate contro il governo, in questo modo si credeva che i cittadini non fossero nemmeno capaci di tramare contro il potere assoluto. Praticamente, si pensava che togliendo un mezzo valido, non si potesse raggiungere uno scopo. In questo caso si sbagliavano, infatti, come è indicato nel passaggio, coloro che tramavano una ribellione iniziarono ad usare perifrasi o termini dell’archelingua. Ovviamente questa non fu l’unica precauzione che il Partito prese contro le ribellioni e l’epilogo del libro dimostra come una dittatura totalitaria possa avere più controllo sulle persone di quanto si possa pensare.